10/11/2011
La pratica precede la teoria e la scienza
Prima del 1709 il ferro veniva prodotto in fornaci (altoforni) alimentate con carbone di legname. Il minerale veniva mescolato insieme con il carbone, e un sistema di insufflamento di aria parzialmente compressa permetteva di ottenere le temperature necessarie (sopra i 1300° C) per la fusione del minerale e la colata. L’eccesso di aria provvedeva l’ossigeno e l’anidride carbonica necessarie. Nessuno dei fabbricanti aveva la più pallida idea di ciò che avveniva dentro la fornace.
D’altronde, la metallurgia come scienza e la chimica stessa erano di là da venire. Il prodotto che se ne otteneva era scarso, dalle caratteristiche meccaniche altamente variabili. Peggio: consumava quantità enormi di legno. Si stima che in Gran Bretagna, alla fine del secolo XVII, se ne producevano poco più di 25 000 tonnellate all’anno. Tradotto in volume (arrotondando il peso specifico a 7,8 ton/m3): poco più di tremila metri cubici. Praticamente zero. Il carbone era ovviamente già noto come combustibile. E furono fatti centinaia se non migliaia di tentativi di usarlo per produrre il ferro. Tutti falliti. Riuscì nell’intento un quacchero, Abraham Darby. Come? Nessuno lo sa. Forse neppure lui, nel senso che, provando e riprovando, riuscì a produrre quello che venne chiamato casting iron, ma ad una domanda precisa sul come funzionasse l’intero ambaradam certamente non avrebbe saputo rispondere. Privo com’era di una istruzione scolastica. Ciò che lui otteneva era quella che noi oggi chiamiamo ghisa. Cioè un prodotto durissimo, fragile, difficile da lavorare (infatti lo si deve fondere e usare stampi per modellarlo), soggetto a shocks termici e a improvvise fratture. Ci vollero quarant’anni prima che il processo inventato da Darby diventasse d’uso comune.
Nel 1784 un altro inventore illetterato, tale Henry Cort, trovò il metodo per produrre quello che oggi chiamiamo ferro dolce (un ferro con contenuto di carbonio prossimo allo zero). Questo era un materiale del tutto diverso dal precedente: malleabile, facile da lavorare, facile da produrre. In meno di un secolo la produzione aumentò di 400 volte. Anche Mr Cort non sapeva nulla di chimica (scienza ancora da inventare e codificare) né di metallurgia.
Cosa se ne fece di questa crescita produttiva? Una miriade di cose. Oggetti che prima erano fatti in legno furono fabbricati in ghisa o ferro. Due impieghi però furono fondamentali: il motore a vapore e la posa di binari ferroviari. Si diffuse capillarmente dunque la sostituzione della forza dei muscoli con quella delle macchine. E si diede un impulso mai visto prima ai transporti terrestri.
L’altro passo importante fu compiuto nel 1856. Sir Henry Bessemer, altro suddito di Sua Maestà Britannica, inventò il metodo per produrre a basso costo l’acciaio. Metodo in uso ancora oggi. Divenne disponibile un materiale che avrebbe rivoluzionato il mondo delle macchine, i trasporti navali (navi sempre più grandi, e sempre più veloci), quelli terrestri (le ferrovie con binari in acciaio permettevano carichi maggiori e maggiori velocità), quello delle costruzioni (gru, ponti, edifici, strutture industriali). E attrazioni: la Torre Eiffel, per esempio.
13:01 Scritto da: portoreale in Scienza & Tecnologia | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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Commenti
noto con piacere che ha ricominciato ad aggiornare il blog. molto bene.
Scritto da: alessandro v. isolani | 14/12/2011
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