08/11/2011
La pacifica e dirompente rivoluzione
A metà del secolo XV, complici ripetute e tragiche epidemie di Peste Nera (la Black Death inglese), la popolazione dell’Inghilterra e del Galles si ridusse a poco meno di 2 milioni di persone. Alla fine del XVII, era salita a 5,5 milioni. Un secolo dopo, si era a 9 milioni. In 350 anni, la popolazione crebbe di 5 volte. Non solo. All’inizio del secolo XVII, oltre il 90% della popolazione viveva nelle campagne, ed era impiegata in agricoltura. Le risorse naturali utilizzate erano i muscoli (umani e animali) ed il legno. In qualche misura, anche il vento e l’acqua. Nel 1850, il 50% della popolazione risiedeva nelle città. Le risorse utilizzate erano diventate soprattutto il ferro ed il carbone, sia direttamente che indirettamente, mediante la produzione del vapore.
Nel 1709 Mr Abraham Darby, un quacchero, riuscì a produrre ghisa utilizzando nel suo altoforno (blast furnace) carbone coke (che si ottiene per pirolisi dal carbone naturale) anziché carbone di legna. Ci sarebbero voluti oltre 40 anni prima che il nuovo metodo prendesse piede. Da notare che Mr Darby era un artigiano del tutto digiuno di scienza. Tant’è che non si conosce affatto il suo metodo di fabbricazione, non avendo egli mai scritto o descritto alcunché sull’argomento. E, comunque, all’epoca la scienza era un’occupazione intellettuale orientata a capire il mondo naturale, non a diventare la base della tecnologia e dell’ingegneria: discipline che vennero codificate e insegnate solo nella seconda metà del XIX secolo.
Tra il 1764 ed il 1812 la produttività nell’industria del cotone aumentò di un fattore pari a 200. Merito dell’introduzione del telaio meccanico. Nel 1813, ce n’erano 2400 in funzione. Nel 1833, oltre 100 000. Fra il 1770 e il 1780, Richard Arkwright costrui la prima fabbrica di tessuti moderna, arrivando ad impiegare centinaia di lavoratori, ciascuno con un compito definito ed un processo industriale che prevedeva rigidi controlli di produttività e di qualità. Purtroppo, due terzi dei 1150 lavoratori erano ragazzi e bambini, sottopagati (in parte “venduti” dalle famiglie) e dunque sfruttati fino allo sfinimento con giornate lavorative di 16 ore, e nessun riposo settimanale.
La Banca di Inghilterra fu creata nel 1694. Gli interessi debitori calarono costantemente fino ad attestarsi (intorno al 1757) a circa il 3% e questo tasso, con piccole variazioni, si mantenne stabile per più di un secolo. Il London Stock Exchange aprì i battenti nel 1773. Nel 1803 apparve il primo listino di azioni quotate.
Tra il 1830 ed il 1850, la produttività del lavoratore medio raddoppiò. Nel 1830 si produssero 700 000 tonnellate di ferro, nel 1860, 4 milioni (una parte consistente fu acciaio). La produzione di carbone fu di 24 milioni di tonnellate nel 1830; 110 milioni nel 1870.
Nel 1712 tale Thomas Newcomen inventò il primo motore a vapore che realmente poteva avere un impiego pratico, essendo capace di trasformare l’energia termica del vapore in lavoro meccanico. Fu applicato, come vedremo, nelle miniere di carbone per drenare l’acqua che si accumulava nelle gallerie sotterranee. Anche Mr Newcomen era un illetterato, essendo sostanzialmente un artigiano di genio senza alcun curriculum scolastico formale. Si dovette attendere il 1824 e Mr Sadi Carnot, ex-ingegnere capo di Napoleone, per avere una spiegazione scientifica del funzionamento della macchina a vapore. E la fine del secolo XIX per spiegare i cinematismi della locomotiva a vapore.
Tutto questo, ed infiniti altri eventi, piccoli e grandi, costituiscono la “misura” di ciò che viene comunemente chiamata Rivoluzione Industriale.
Il termine “rivoluzione” fa pensare ad un mutazione rapida, drastica, perfino violenta. Il significato originale, però, se associato alla tecnologia, è quello di un “profondo cambiamento”. Vedremo che per alcune invenzioni (la macchina a vapore, ad esempio) occorsero decenni o perfino secoli per dispiegarne l’intero potenziale. La Treccani definisce la Rivoluzione Industriale “Trasformazione delle strutture produttive e sociali determinata dall'affermazione di nuove tecnologie”.
Ne spiega l’origine in questo modo: “La Prima rivoluzione industriale: Il suo sviluppo fu reso possibile dalla combinazione di una serie di precondizioni: istituzioni che favorivano l'iniziativa individuale, una ricerca scientifica avanzata che stimolava le scoperte tecnologiche (corsivo mio), un vasto settore di agricoltura capitalistica nelle mani di grandi e medi proprietari aperti all'innovazione e dotati di elevate capacità di investimento, un'industria manifatturiera ed estrattiva dinamica e in grado di liberare capitali, un'eccellente rete di trasporti, un tasso di urbanizzazione che non aveva riscontro in alcun altro paese, un prospero commercio interno e internazionale all'interno di un impero coloniale, come quello britannico, ricco di risorse. Tutti fattori che nel loro insieme davano vita a un mercato pronto ad assorbire sempre nuovi prodotti.”
Le ragioni addotte sono altamente opinabili. Intanto, la cosiddetta Prima Rivoluzione non fu affatto la “prima”, ma segui tutta una serie di invenzioni medievali e rinascimentali che ne costituiscono il fondamento psicologico, sociologico, politico ed economico.
Inoltre, la maggior parte delle invenzioni e dei miglioramenti tecnologici furono ottenuti da ricercatori spesso analfabeti o privi di istruzione formale. Artigiani, fabbri, “engineers” nell’accezione che al termine si dava nel ‘700. Molte scoperte precedettero lo studio scientifico dei fenomeni che ne erano alla base. Per esempio, la produzione della ghisa usando carbon coke, o anche il carbone di legna, accade prima ancora che la nozione di “carbonio” e di “ossigeno” si trasformassero in patrimonio scientifico. Nozioni che sono essenziali per spiegare scientificamente il fenomeno che avviene nell’altoforno e codificarne la riproducibilità ad ogni latitudine.
Altre cause sono in realtà degli effetti del cambiamento tecnologico: l’invenzione della locomotiva a vapore crea una rete di trasporti fra il 1814 ed il 1850 che (10 000 km di ferrovie costruite nella sola Gran Bretagna), per velocità e capacità di carico, è assolutamente qualcosa di mai visto in precedenza.
La Rivoluzione Industriale fu un insieme di processi storici prodotti dall’imprevedibile interazione fra innumerevoli attività e tecnologie, fra le quali emergono le due più importanti e simbiotiche: l’industria del ferro e quella del carbone. La prima mise a disposizione il materiale di base per la costruzione di macchine che sostituirono la forza di uomini e animali. La seconda, la fonte di energia per alimentare quelle macchine e ottenere così quel lavoro meccanico che andava a sostituirsi a quello biologico.
16:46 Scritto da: portoreale in Scienza & Tecnologia | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
Scrivi un commento