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Malaria e bando del DDT – 4 – Il DDT si converte nel NEMICO della natura

di Mario Giardini

RachelCarson1Negli anni intorno al 1950 iniziò l’uso intensivo del DDT contro le malattie trasmesse da parassiti e dalle zanzare. I risultati furono immediatamente spettacolosi. Nello Sri Lanka si passò da 2,8 milioni di morti per malaria nel 1948 ai soli 17 (diciassette) del 1963. In India si passò da 1 milione di morti nel 1945 a poche migliaia nel 1960. L’incidenza della malattia passò, a Zanzibar, dal 70% della popolazione nel 1948 al 5% del 1964. Per risalire al 50-60% dopo la messa al bando del DDT. In Sud Africa, da quando si smise di usare il DDT, i casi di malaria aumentarono (al 1990) del 1000%. In Italia la malaria scomparve, senza mai più apparire, da zone dove era stata endemica per millenni: agro pontino, le risaie del Piemonte, ecc, grazie all’uso massiccio e ripetuto, del DDT.

Il DDT aveva il formidabile vantaggio di essere efficace come nessun altro insetticida, pur essendo di gran lunga il più a buon mercato (da 3 a 10 volte rispetto ai sostituti). Nel 1971, la rispettatissima National Academy of Sciences degli Stati Uniti pubblicò uno studio secondo il quale “si stima che, in poco più di due decenni, il DDT abbia evitato 500 milioni di morti per malaria”. Eppure, gli ambientalisti intrapresero una battaglia accanita contro il DDT, che finì con la messa al bando del prodotto nel 1972.

Come nacque questo odio totalizzante contro il prodotto, nonostante i suoi evidenti e misurabili benefici?

Gli è che un giorno Rachel Carson, biologa marina americana, intraprese la sua crociata per salvare il pianeta. Era il 1958. Nei mesi precedenti avrebbe voluto scrivere un articolo sull’uso, e spesso abuso, che in agricoltura si faceva dei pesticidi, soprattutto negli Stati Uniti.  Fra questi, del DDT. Lo propose a varie riviste, ma tutte lo rifiutarono, nonostante lei fosse una scrittrice già affermata.

Così, si decise a scrivere un libro, cui diede il titolo di Silent spring, che vide la luce nel 1962.

Mettendo insieme tutto quel che si sapeva sull’argomento, ed era molto poco, descrisse come le sostanze tossiche contenute nei pesticidi finissero nella catena alimentare, e, ingerite dall’uomo, si depositassero nei suoi tessuti grassi. Tale accumulo, sosteneva, avrebbe provocato, nel medio lungo periodo, gravissime malattie, fra cui il cancro.  

Ma il rischio più grave, per la Carson, era quello della morte della Natura, della scomparsa di quel “equilibrio naturale” cui s’era approdati dopo centinaia di milioni di anni di evoluzione biologica. Non c’erano evidenze sperimentali comparabili a quelle dei benefici apportati dal DDT, ma tant’è.

Il libro inizia con una Favola per Domani. E’ un classico, a mio modo di vedere, di catastrofe annunciata, che nulla ha da invidiare alle fictions tipo 2012. E’ anche un classico della manipolazione: strumentalizza paure ancestrali (la fine del mondo) ed emozioni profonde senza il minimo pudore.

Seguiamone la prosa immaginifica. “…una strana malattia delle piante si diffuse nei campi e tutto cominciò a mutare… malattie misteriose spazzavano via le galline, mucche e vitelli s’ammalavano e morivano… dappertutto un’ombra di morte… i braccianti cominciarono a raccontare di molte infermità nelle loro famiglie e nella città, i medici erano sempre più perplessi a causa di nuove specie di infermità che colpivano i loro pazienti… si registrano diverse morti repentine ed inesplicabili, non solamente fra adulti ma anche fra i bambini… adulti e bambini subivano mali repentini, camminando o giocando, e morivano in poche ore… c’era, lì, uno strano silenzio… gli uccelli, per esempio, dove erano fuggiti?…

E così via, senza soste, di disgrazia in disgrazia. L’eco-talebanismo militante nacque dunque a Silver Spring, Maryland, per opera di una biologa marina. 

Vero è che l’autrice, bontà sua, ad un certo punto ci avverte che la città da lei descritta “in realtà non esiste”. Ma, aggiunge subito dopo, interrompendo il vostro sospiro di sollievo, in qualche posto del mondo, vere città hanno “già subito un numero sostanziale di tali disgrazie”.

Secondo la Carson, uno spettro fosco e mortale si diffonde già su di noi, quasi senza essere notato.

E “questa tragedia immaginaria facilmente potrebbe rivelarsi la dura realtà”. Dura realtà di cui tutti noi “dovremmo essere a conoscenza”. “Che cosa ha già ridotto al silenzio le voci di primaverache causa la scomparsa degli uccelli ndr –  in innumerevoli città degli Stati Uniti? Questo libro costituisce un tentativo di spiegazione.”

Il capitolo II del libro rappresenta l’elemento fondante dell’ambientalismo per come l’abbiamo conosciuto negli ultimi cinquant’anni. Vi si rintracciano, tutti i dogmi e le paure che ormai, purtroppo, fanno parte del panorama intellettuale dell’umanità.  Vi si trovano tutte le parole d’ordine del movimento ambientalista, l’enfasi sui rischi potenziali di ogni tecnologia, e la sicura, e costante, malvagità dell’uomo, che persegue con ostinazione la distruzione della Natura. E, potrebbe mancare? Potrebbe, ma non manca: la sua cieca ricerca del profitto e la sua immorale indifferenza verso i “diritti” gli altri esseri viventi del pianeta.

L’umanità ha acquisito la “significativa capacità” di alterare la natura: potere immenso, necessariamente negativo, pericoloso by default.  Che si converte in un “assalto” all’ambiente, riuscito, come dimostra la contaminazione “irreversibile, irrimediabile, pericolosa e letale, dell’aria, della terra, dei fiumi e dei mari.” Si denuncia il “ritmo impetuoso e insensato” dell’uomo, che attenta a quella “vita” per la quale sono state necessarie centinaia di milioni di anni di evoluzione e diversificazione.

Cos’è dunque questo potere terribile? Sono le sostanze chimiche utilizzate in agricoltura, in altre parole, gli insetticidi. I quali, penetrando dappertutto, e riapparendo in superficie per vie misteriose, “attraverso l’alchimia dell’aria e della luce del sole, si combinano in nuove forme che uccideranno la vegetazione, faranno ammalare le bestie, e produrranno mali sconosciuti agli esseri che bevono l’acqua di pozzi una volta puri”. Notate le certezze espresse in queste frasi. Da un potenziale pericolo, discendono mali sicuri ed ineluttabili. In altre termini, che diventeranno più chiari e motivati in seguito: per la paura di un male futuro, si accetta e decreta un male attuale e non lo si combatte.  

Qual è il pericolo derivante dall’immissione di queste sostanze nell’ambiente? Ecco la risposta divenuta classica, ancorché non dimostrata e non dimostrabile. “Affinché la vita si adattasse a queste sostanze chimiche sarebbe necessario del tempo, in una scala che è tipica della Natura; non sarebbero sufficienti gli anni della vita di un uomo, ma quelli di intere generazioni”. E, comunque, non c’è scampo: perfino se per miracolo ciò divenisse possibile, sarebbe del tutto inutile: nuove sostanze chimiche escono dai nostri laboratori, un torrente inesauribile”. Questi non sono insetticidi, no: sono “biocidi”.

Giunti a questo punto, con il destino che bussa alle porte come nella V di Beethoven, fa la comparsa il NEMICO: il DDT.

Che, però, ci dice la stessa Carson, è già stato, paradossalmente, sconfitto dal principio di Darwin: “super-parassiti si sono evoluti e sono diventati immuni”. La Carson non si rende conto di contraddirsi. Prosegue: nasce la necessità di sviluppare insetticidi sempre più potenti. Se ne devono utlizzare quantità sempre maggiori. Una never ending escalation che ha creato il problema “centrale” del nostro tempo: “la contaminazione totale dell’Ambiente da parte dell’Uomo, a causa dell’uso, per procurare danni, di queste sostanze di incredibile potenza”.

L’Uomo non è dunque soltanto l’assassino dell’Ambiente. Secondo la Carson, è anche un assassino stupido. Gli storici del futuro rideranno di “esseri intelligenti che cercano di disfarsi di alcune specie indesiderabili con metodi che possono contaminare l’intero ambiente, dando corpo a minacce di infermità e di morte perfino per la propria specie”.

Il tutto per aumentare una produzione di alimenti già “eccessiva” Si noti che ai tempi della Carson c’era più di un miliardo di esseri umani che pativano la fame fuori dagli USA, ma la cosa le era del tutto indifferente. Lei aveva occhi solo per  i farmers americani, pagati dal governo “per non produrre”, in un’America che spendeva più di un miliardo di dollari (del ’62) all’anno per immagazzinare “l’eccesso di produzione”.

Gli insetti hanno una sorta di precedenza nel diritto alla vita, basato sulla propria primogenitura: “molto prima dell’età dell’Uomo, popolavano la terra”. Di milioni e milioni di specie, solo qualche centinaio sono nocive. Sia perché competono con gli uomini nel consumo del cibo, sia perché trasmettono malattie gravi. Ma ciò accade solo in casi di estrema povertà o privazione o durante i disastri naturali. Ciò nonostante, l’Uomo deliberatamente distrugge quegli intrinseci controlli ed equilibri naturali che stabiliscono i limiti dell’area abitabile da ciascuna specie.

Purtroppo, nonostante l’Umanità possegga quelle conoscenze dei processi basici di vita animale, e sarebbe dunque in grado di “promuovere un equilibrio stabile nell’ambiente”, ciò non viene fatto.

Anzi: “si lascia cadere la pioggia di morte chimica, come se non vi fosse alternativa alcuna” Certo, alternative a salvare vite umane come faceva il DDT non ce n’erano molte. Forse, per i paesi poveri, nessuna. Ma la Carson ci passa sopra. Conclude il capitolo dicendo: “Non affermo che gli insetticidi chimici non debbano essere usati. Ma affermo che abbiamo posto sostanze chimiche velenose, biologicamente potenti, nelle mani di persone del tutto ignoranti o quasi della capacità che tali sostanze hanno di produrre danni”. 

E: “affermo, inoltre, che abbiamo permesso l’uso di tali sostanze senza investigare, o con investigazione insufficiente, sugli effetti che esse hanno sul suolo, l’acqua, la vita degli animali selvaggi e sull’Uomo. Le generazioni future non ci perdoneranno, con ogni probabilità, la nostra mancanza di prudente preoccupazione sull’integrità del mondo naturale che sostenta la vita tutta”. 

Il principio di precauzione nella sua formulazione primitiva: finché non prodotto non dimostri interamente, definitivamente e senza il minimo dubbio, di non nuocere alla natura, non lo si usi. Se nell’attesa, muoiono esseri umani, pazienza. 

Non manca un accenno alla cecità indotta dalla super specializzazione umana, che induce tutti a perdere di vista l’insieme, ed induce alla ricerca del profitto ad ogni costo. E alla congiura per nascondere verità scomode: “quando il pubblico protesta, esibendo prove innegabili dei risultati dannosi derivanti dall’impiego di pesticidi, esso riceve solo alcune pillole tranquillanti, sotto forma di chiarimenti che sono appena mezze verità”.

Risulterebbe troppo lungo dare dettagli sul resto del libro. Ma il tenore lo si deduce anche dal titolo di alcuni capitoli. Capitolo 3: Gli elisir della morte. Capitolo 7: l’inutile devastazione. Capitolo 9: I fiumi della morte. Capitolo 11: Oltre i sogni dei Borgia. Capitolo 16: I rombi della valanga.

Quello della Carson è un linguaggio immaginifico che descrive l’inevitabile Apocalisse cui l’uomo condanna la Natura. Ed è diventato il linguaggio universale del catastrofismo imperante.

Procede per affermazioni apodittiche su terribili mali, sempre futuri, mai attuali, mai interamente dimostrati.  E’ la missione dell’Illuminato che deve aiutare il resto dell’Umanità a vedere la Luce.

Nessuna persona ragionevole può approvare l’uso eccessivo di pesticidi. Né che si producano dei killers broad band. 

Ma nel libro della Carson non c’è una sola parola sull’altra faccia della medaglia, che pur esiste: gli aspetti positivi che tale capacità di agire sull’ambiente ha ed i benefici che ne conseguono.

Il buon senso fa a meno di una medicina se, e solo se, i possibili effetti secondari negativi sono tali da rendere la malattia il rischio minore.

Ma questo è solo il vituperato buon senso comune, uno sciocco e lieve contrattempo, per chi intraprende una crociata.

Quando lo scopo non é neutralizzare il “nemico”, i pesticidi, il cui emblema divenne il DDT, ma annientarlo, cancellarlo dalla faccia della Terra, anche a costo di centinaia di milioni di vite umane,  il buon senso, e il resto, vanno messi da parte.

Tutto diventa nero o bianco. La scelta è fra Bene e Male. Ed il Bene, diventa assoluto, perché combatte il Male Assoluto. 

La crociata ebbe un successo che andò ben oltre le più rosee previsioni della Carson.

segue

Malaria e bando del DDT – 4 – Il DDT si converte nel NEMICO della naturaultima modifica: 2016-03-25T18:08:01+00:00da portoreale
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