«

»

Stampa Articolo

Deforestazione: mito e realtà. Catastrofismo planetario del tutto immotivato

di Mario Giardini

amazzonia 1Ogni volta che leggo o ascolto qualche allarme sulla catastrofica deforestazione del pianeta mi viene l’orticaria. Il punto è sempre quello: da dove tirano fuori i dati, questi professionisti del catastrofismo? E quanto sono affidabili, questi dati? Ma quando cerco di approfondire, ho l’impressione di star giocando a poker con un tizio che mi urla in faccia: “Baro, hai perso: come fai ad avere un poker d’assi di quattro semi diversi se io ho un poker di cinque assi?”

Mi sono laureato con una tesi sul rilevamento delle risorse terrestri per mezzo di satelliti. Il cosiddetto telerilevamento. Benché siano trascorsi decenni, la metodologia mi risulta essere ancora costosa, largamente inefficiente e dunque assai imprecisa. Imprecisa quanto, se l’applichiamo al rilevamento delle foreste? Trovare dati affidabili dell’errore, cioè della precisione delle misure, anche in testi molto tecnici, è più difficile di appurare i codici che aprono i forzieri di Fort Knox. Perché? Perché a volte l’errore supera il 20, 30%. Può perfino arrivare a superare in taluni casi anche il 50%. Quindi sono dati che dicono poco o nulla se l’oggetto di studio sono le foreste, la superficie da loro coperta, il volume di carbonio immagazzinato e lo stato delle medesime.

Lo riconosce anche l’INFC: “L’approccio (per le misure ndr) che prevede esclusivamente un rilievo di campo è ritenuto in genere poco efficiente, mentre quello che si limita all’uso del telerilevamento può portare a grossolane approssimazioni sia nelle classificazioni sia nelle determinazioni quantitative e qualitative corrispondenti.” L’INFC è Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi Forestali di Carbonio. Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Ispettorato Generale – Corpo Forestale dello Stato. CRA – Unità di ricerca per il Monitoraggio e la Pianificazione forestale.

L’ultimo report FAO sulla deforestazione non sfugge alla prassi di nascondere il più possibile il dato sulla affidabilità, cioè la precisione, dei numeri esposti. Si tratta del “Forest Resources Assessment”. Il report del 2015 è costituito da 253 pagine di sole tabelle numeriche.

Per capire la metodologia e farsi un’idea dell’errore standard bisogna andare sulle pubblicazioni di ogni singolo paese. Il metodo usato in Italia è descritto sul sito dell’INFC.  In soldoni: per le foreste, secondo la definizione FAO, l’errore standard, cioè la precisione, oscilla fra l’1 e il 3%. Si noti che il metodo di calcolo è statistico, dunque questa è una precisione riferita al modello statistico utilizzato.

Che significa tutto questo? Significa in sostanza che la misura vera (per quanto possibile) viene fatta su un certo numero di campioni (circa 7000). Ai valori ottenuti si associa una funzione per generalizzarli. Dunque il risultato finale NON è una misura, ma una STIMA statistica. Questo è importante per quello che diremo in seguito. E l’errore standard è riferito alla stima, non al dato reale. Che nessuno conosce.

Ciò detto, la conclusione per l’Italia è la seguente: “Dalla stima di 8.675.100 ettari prodotta nel 1985, si è passati infatti ad una stima di quasi 10.470.000 ettari (circa 8.760.000 ettari di Foreste e 1.710.000 ettari di Altre terre boscate). In ambito urbano sono stati infine stimati circa 93.000 ettari di parchi e di boschi di limitate dimensioni.”

Un aumento del 21% in vent’anni. L’esatto contrario di ciò che proclama la vulgata prevalente: l’Italia diventa sempre più verde.

Per farsi un’idea di ciò che accade a livello planetario, è meglio rifarsi alla precedente pubblicazione FAO, che è del 2010. Andate sul sito della Fao e cliccate sul Media Center. Troverete un document dal titolo: “World deforestation decreases, but remains alarming in many countries”.

Subito dopo: “In media, circa tredici milioni di ettari sono stati convertiti per altri usi ogni anno dal 2000 al 2010”. Lo studio, il Global Forest Resources Assessment (tenete a mente questo dato) copre 233 paesi.

In seguito si osserva che, comunque, ogni anno, in media, vengono ripiantati circa 8 milioni di ettari di foresta. Quindi la diminuzione netta è di (soli) 5,2 milioni di ettari/anno.

Molti o pochi? Leggendo il Media Center, apprendete che questa è la superficie del Costa Rica (51 000 kmq). Quindi in dieci anni ci siamo mangiati dieci Costa Rica di foreste. Ammazza che forchette, direbbero a Roma. Il totale dell’abbuffata d’alberi è di circa 520.000 kmq. Sembra una cifra enorme.

A questo punto, scommetto, siete prossimi all’infarto ecologico, e pronti ad impiccare seduta stante il primo taglialegna di passaggio.

Ma poi lo stesso testo pubblicato dal Media Centre vi informa che, delle terre emerse, circa il 31% è costituito da foreste.

Ho fatto il conto della colf (non è politically correct dire che ho fatto il conto della serva). Il 31% delle terre emerse fa 44.950.000 kmq. Quasi quarantacinque milioni di kmq. Dividendo la superficie di dieci Costa Rica per questo numero, trovate 1,16%.

La superficie STIMATA totale delle foreste, a livello mondiale, è diminuita dell’uno virgola sedici per cento del totale. In dieci anni. Cioè dello 0,11 % (zero virgola undici) all’anno.

Naturalmente pubblicare il dato percentuale non avrebbe lo stesso impatto sensazionalistico che si ottiene dicendo che si tratta della superficie di dieci Costa Rica. Tecnica arcinota al catastrofista in servizio permanente.

Sono andato a leggere i Key findings del report. Ho appreso nell’ordine che: a) il FRA non compila la tassa di deforestazione annua, in quanto pochi paesi hanno questi dati. Ciò che il FRA fa è una stima delle differenze fra aree coperte da foresta di anno in anno; b) almeno dieci milioni di persone vengono impiegate nella conservazione delle foreste, ma molte di più (nessuno sa quante: cinque volte di più farebbero cinquanta milioni di persone) traggono sostentamento dalle foreste (alcune, certamente deforestando). In molti paesi, questa pratica permette la sopravvivenza a un numero ignoto, ma non per questo meno importante, di esseri umani. Che campano sulle terre ottenute disboscando. Li vogliamo morti di fame?

Il punto a) è importante. Che cosa significa? Beh. Intanto, che non è vero che vengono presi i dati. Ma solo le stime.

E, soprattutto, non vengono conteggiati gli incendi, che sono “severely underreported at global level” (p. 7 dei Key findings). Dove potete anche leggere: in media, vengono segnalati incendi devastatori su almeno l’1% delle superfici forestali all’anno (uno per cento all’anno per dieci anni fa il dieci per cento). Ma quelli segnalati sono una piccola parte del totale. E’ la stessa Fao ad informarci.

Vogliamo prudentemente dire che in dieci anni, un 20-30% % delle foreste subisce, a dir poco, incendi devastatori? Diciamolo pure. E annotiamo che un 20 – 30% di foreste, a livello mondiale, ammontano a 9 – 13,5 milioni di chilometri quadrati. Per usare la tecnica del catastrofista, diciamo invece che ci sono incendi devastanti che interessano un’area pari a 900 000 – 1 350 000 Kmq? Cioè da 17 a 26 Costa Rica?

Per concludere, solo due domande. Prima domanda: Vuoi vedere che parte, se non proprio tutta, della deforestazione netta ha cause naturali (leggi  incendi)? Infatti, basterebbe che di quel 20-25% di incendi ipotizzato sopra, solo un ventesimo fosse di origine naturale, per spiegare l’intera deforestazione degli ultimi 10 anni come fenomeno naturale. A me il dubbio è venuto. Ed è lo stesso rapporto Fao che me lo fa venire.

Seconda domanda. Se solo pochi paesi su 233 hanno dati sul tasso di deforestazione, e gli effetti e l’estensione degli incendi (naturali e non)  è largamente non misurata, e ciò che la FAO fornisce è una pura e semplice stima (immaginate quanto precisa possa essere che so per paesi tipo il Gabon), è possibile che si ritenga questa stima, nonostante tutto, così precisa, attendibile, veritiera da basarci allarmi e grida di dolore planetari? 

Tutto ’sto ambaradam mondiale causato da un valore medio annuale stimato di riduzione delle foreste del mondo pari allo 0,116 % della superficie totale? Zero virgola undici per cento all’anno!? Una stima assai migliore di quella fornita dalla stragrande apparecchi di misura di qualsiasi grandezza fisica? Ma per favore.

Ed infine: ammettiamo pure che la stima sia corretta: non viene il dubbio che una variazione annuale così piccola possa essere semplicemente un fatto naturale dovuto alla naturale variabilità della vita sul pianeta? In fondo, non abbiamo la minima idea di quanto fossero estese le foreste un secolo fa, né della loro composizione. Dov’è scritto che fossero più estese di quelle attuali?

Per concludere, due parole due sull’Amazzonia, morente ogni giorno per deforestazione. Cosa dicono i brasiliani a livello ufficiale?

“Brazil does not currently have any systematized studies showing historical series with information on forest areas.” Testuale. Pag. 12, Global Forest Resources, Country Report 2009. No comment sul pianto infinito che circonda l’Amazzonia morente.

Capite perché quando parliamo di deforestazione mi ricordo di quel giocatore di poker di cui parlavo all’inizio?

Deforestazione: mito e realtà. Catastrofismo planetario del tutto immotivatoultima modifica: 2016-03-08T13:15:51+00:00da portoreale
Reposta per primo quest’articolo

Permalink link a questo articolo: http://nullius.myblog.it/2016/03/08/deforestazione-mito-e-realta-catastrofismo-planetario-del-tutto-immotivato/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *

Puoi usare i seguenti tag ed attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>