23/12/2009
Global warming: del come quelli dell'IPCC cucinarono la sòla planetaria
C’è stato un terremoto, 15 della scala Richter, nelle settimane scorse, e riguarda quello che comunemente va sotto il nome di AGW. Cioè, il cambiamento climatico (riscaldamento globale) causato dalle emissioni di CO2. Qualcuno (non si sa se un hacker o un interno) ha pubblicato qualche centinaia di emails contenuti in un server della East Anglia University. Il server appartiene al Climate Research Unit dell’Università.
Le emails sono quelle scambiate tra i molti scienziati che fanno parte dell’IPCC e che sostengono la campagna per contenere le emissioni di CO2. Rammento, per chi lo ha dimenticato, che se diamo retta a questi matti, l’Italia dovrebbe spendere 200 (duecento) miliardi di Euro (400 000 miliardi di lire, quattrocentomila miliardi) entro il 2020, per tagliare le emissioni del 20%.
Bene. Si è scoperto, leggendo le emails, che questi scienziati ne hanno combinate più di Carlo in Francia. Si sono messi d’accordo per manipolare i dati in modo da confermare le proprie teorie di riscaldamento indotto dall’uomo (si noti che negli ultimi dieci anni le temperature SONO DIMINUITE, NON AUMENTATE).
Hanno impedito ad altri scienziati di pubblicare lavori che mettevano in dubbio le loro teorie. Hanno rifiutato di rendere pubbliche, nonostante la legge imponga il contrario, le serie di temperature registratre sulle quali hanno basato l’intero ambaradam. Si sono accordati per screditare scienziati non convinti delle loro teorie. Hanno cancellato evidenze. Hanno concordato dichiarazioni, strategie, documenti da mandare ai politici.
Una vera e propria congiura da parte di pseudo scienziati legati alla politica e, ovviamente, a interessi inconfessabili. Ricordate il Nobel a Al Gore e all’IPCC?
Insomma: un comportamento vergognoso da parte di chi dovrebbe fare scienza basata su fatti. Soprattutto, quando quella medesima scienza pretende di farci spendere migliaia di miliardi di euro che potrebbero, invece, essere usati per fini assai più nobili e utili. Per esempio, nel terzo quarto e quinto mondo (ove, fra parentesi, risiedono le nostre università e molti dei nostri ospedali, per non parlare di giustizia e di infrastrutture).
E’ chiaro che se una cosa del genere fosse stata scoperta, ma riguardasse, chessò, le compagnie petrolifere, o l’industria nucleare, o, più prosaicamente, il Cav, la notizia starebbe in prima pagina su tutti i giornali e dei telegiornali del mondo.
Invece, silenzio assoluto o quasi. Avete letto qualcosa sui giornali italiani? Io solo qualche riga. Il chè dimostra che la cosiddetta stampa libera fiancheggia questi ecobufalari perché anche lei, come loro, ha il suo proprio tornaconto.
08:41
Scritto da : portoreale
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23/10/2009
Le bioenergie non inquinano...la solita balla, questa volta scoperta, degli eco-bufalari...
Sulla rivista Science è stato pubblicato un articolo a firma di nove scienziati dal titolo “Climate Change: Fixing a Critical Climate Accounting Error” (Cambiamento climatico: correzione di un errore fondamentale nella contabilità del Cambiamento Climatico).
L’articolo è frutto di un lavoro congiunto di scienziati appartenenti alle seguenti istituzioni: Princeton University, Environmental Defense Fund, Marine Biological Laboratory, Duke University, International Institute for Applied Systems Analysis, University of California at Berkeley, Cary Institute of Ecosystem Studies, Michigan State University, University of Minnesota. Come si vede, roba di prim’ordine.
Che cosa è accaduto? Che i criteri adoperati per stabilire se le emissioni di CO2 siano o meno in accordo con il Protocollo di Kyoto e con le varie legislazioni adottate nei paesi industrializzati sono, semplicemente, errati. E di molto.
L’errore, commesso da politici e da scienziati, è di tale dimensione da mettere a repentaglio il raggiungimento degli obbiettivi fissati, appunto, a Kyoto e per legge nei vari paesi, Europa in primis.
La misura dell’errore commesso è ancora da definire. E, a quanto pare, la cosa sarà lunga e difficile
Tuttavia, esso riguarda uno dei fiori all’occhiello del politically correct ambientalista: la convinzione, quasi maniacale, che usare le bioenergie in sostituzione delle fonti fossili, cioè del carbone e del petrolio, sia fare il bene del pianeta e dell’Umanità intera, comprese le generazioni a venire.
15:34
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21/10/2009
Molto di nuovo sul frontre orientale
Cos’è un brevetto? E’ un titolo legale che permette al suo detentore di impedire ad una terza parte di sfruttare commercialmente una invenzione senza autorizzazione.
Si può brevettare qualsiasi cosa? Naturalmente no. In ambito europeo, le invenzioni che possono essere brevettate devono avere determinate caratteristiche. Le principali sono tre.
Primo: l’invenzione deve essere nuova. Secondo: deve contenere per lo meno un aspetto innovativo. Terzo: deve essere suscettibile di applicazioni industriali.
E’ ovvio che una invenzione può appartenere ad un qualsiasi campo tecnologico.
Tuttavia. Le scoperte scientifiche; le teorie scientifiche; i metodi matematici; le creazioni artistiche; gli schemi, regole e metodi per agire mentalmente, giocare o fare affari; i programmi per computers e la presentazione di informazioni non sono considerate invenzioni, se la richiesta di brevetto è relativa a tali materie o attività in quanto tali.
13:52
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19/10/2009
Un disastro epocale - Parte VIII - Italia Ultima fra i paesi industrializzati
E’ allo studio un criterio di analisi che ha lo scopo non di misurare la singola università, ma l’intero sistema educativo di un paese, per metterlo a confronto con quello degli altri. E’ conosciuto come SAFE National System Strength. SAFE è un acronimo, che indica quattro distinti paramentri.
S = System = Sistema
Si tratta del numero di università in classifica fra le prime 500 al mondo, diviso per la posizione media di tali istituzioni.
A = Access = Accesso
Un elemento essenziale della qualità di un sistema educativo è il numero di studenti che possono accedere a università di livello mondiale. Quindi questo indicatore rappresenta il numero degli studenti iscritti alle università di un paese, che sono nella lista delle prime 500 al mondo, diviso per la popolazione di quel paese. Ciò allo scopo di avere indici comparabili (tot studenti per milione di popolazione, ad esempio).
20:28
Scritto da : portoreale
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Un disastro epocale - parte VII - Le classifiche settoriali - Scienze Sociali
Trecento in totale le universitò classificate. Le prime venti sono qui elencate. Dieci americane fra le prime venti. Ma sette fra le prime 10. Tre inglesi e tre canadesi. Due australiane. Una giapponese e una di Singapore.
| 1 | 100.00 | ||
| 2 | 87.09 | ||
| 3 | 85.01 | ||
| 4 | 84.08 | ||
| 5 | 83.07 | ||
| 6 | 80.06 | ||
| 7 | 77.06 | ||
| 8 | 75.02 | ||
| 9 | 71.01 | ||
| 10 | 69.03 | ||
| 11 | 67.06 | ||
| 12 | 67.03 | ||
| 13 | 67.02 | ||
| 14 | 65.08 | ||
| 15 | 64.01 | ||
| 16 | 61.01 | ||
| 17 | 59.06 | ||
| 18 | 58.03 | ||
| 19 | 57.06 | ||
| 20 | 57.03 |
20:25
Scritto da : portoreale
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Un disastro epocale - parte VI: le classifiche settoriali - Scienze Naturali
Le prime 20 università e i relativi punteggi sono qui elencati. Anche qui abbiamo ben 10 americane, tre UK, 2 del Giappone e del Canada, una a testa fra Svizzera, Cina e Francia.
| 1 | 100.00 | ||
| 2 | 94.09 | ||
| 3 | 93.08 | ||
| 4 | 92.06 | ||
| 5 | 92.05 | ||
| 6 | 81.00 | ||
| 7 | 80.08 | ||
| 8 | 79.03 | ||
| 9 | 79.00 | ||
| 10= | 71.04 | ||
| 10= | 71.04 | ||
| 12 | 69.08 | ||
| 13 | 65.05 | ||
| 14 | 64.08 | ||
| 15 | 62.07 | ||
| 16 | 62.01 | ||
| 17 | 62.00 | ||
| 18 | 61.07 | ||
| 19 | China | 61.03 | |
| 20 | 60.07 |
20:21
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Un disastro epocale - parte V : le classifiche setoriali - Scienze della vita e biomedicina
In tutto, vengono citate e classificate 299 università. Fra le prime venti, troviamo 8 americane, tre inglesi e canadesi, due australiane e giapponesi, una cinese e una di Singapore. La prima, doverosamente, è Harvard. La 20° è la NUS di Singapore.
| 1 | 100.00 | ||
| 2 | 90.06 | ||
| 3 | 84.01 | ||
| 4 | 79.09 | ||
| 5 | 79.02 | ||
| 6 | 76.02 | ||
| 7 | 75.02 | ||
| 8 | Massachusetts Institute of Technology MIT | 71.02 | |
| 9 | 67.06 | ||
| 10 | 62.03 | ||
| 11 | 61.08 | ||
| 12 | 61.07 | ||
| 13= | 61.05 | ||
| 13= | 61.05 | ||
| 15 | 60.02 | ||
| 16 | 60.01 | ||
| 17 | 59.01 | ||
| 18 | University of California, Los Angeles UCLA | 58.08 | |
| 19 | China | 57.06 | |
| 20 | 57.04 |
20:18
Scritto da : portoreale
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Un disastro epocale - parte IV: le classifiche settoriali - Ingegneria e Information Technology
Ingegneria e Information Technology
Classificate 299 Università.
Le migliori venti sono quelle che seguono. La prima, l’MIT, il MITico MIT, ha un punteggio pari a 100. La 20°, cioè la McGill University, 51,02.
| 1 | Massachusetts Institute of Technology | 100.00 | |
| 2 | 86.03 | ||
| 3 | 81.05 | ||
| 4 | 77.00 | ||
| 5 | California Institute of Technology CALTECH | 76.02 | |
| 6= | 69.01 | ||
| 6= | 69.01 | ||
| 8 | 63.03 | ||
| 9 | 63.02 | ||
| 10 | 60.08 | ||
| 11 | 59.08 | ||
| 12 | 59.03 | ||
| 13 | China | 59.02 | |
| 14 | 57.05 | ||
| 15 | 55.04 | ||
| 16 | 54.02 | ||
| 17 | 53.02 | ||
| 18 | University of California, Los Angeles UCLA | 53.01 | |
| 19 | 51.04 | ||
| 20 | 51.02 |
Fra le prime 20, “solo” 7 sono americane. Tre sono Inglesi. Ben tre sono canadesi (si ricordi che il Canada ha circa 25 milioni di abitanti, contro i 300 e passa americani). Tre giapponesi. Una Cinese. Una Olandese. Una svizzera. Una di Singapore. Vorrei segnalare il 6° posto di Tokyo. L’ottavo di Toronto. Il decimo del Tecnologico di Zurigo. Il tredicesimo della Tsinghua cinese. Il quattordicesimo della NUS di Singapore (città stato di poco più grande della provincia di Viterbo). Il quindicesimo del DELFT olandese.
20:15
Scritto da : portoreale
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Un disastro epocale - Parte III: Le classifiche settoriali - Arti e Materie Umanistiche
Passiamo alle valutazioni settoriali. Sono in totale cinque, e si dividono in:
Arti e Materie Umanistiche
Ingegneria e Information Technology
Scienze della vita e Biomedicina
Scienze Naturali
Scienze Sociali
A ciascuna viene assegnato un punteggio, calcolato come descritto altrove.
Arti e Materie Umanistiche (Arts & Humanities)
Gli italiani amano citare un dato incontestabile: più di metà delle opere d’arte del pianeta sono custodite in Italia. E, per lo più, sono state eseguite da artisti italiani. Ergo, l’Italia è terra d’artisti, per eccellenza. Ergo, siamo grandi. Forse. Forse siamo stati grandi, in un lontano passato. Ora non più.
Con una simile eredità, potremmo aspettarci che l’insegnamento delle materie Artistiche e Umanistiche sia, se non migliore, per lo meno all’altezza delle università straniere. Macché. Vediamo da vicino la realtà. Sono elencate, nello studio, 302 università. Fra le prime venti, 10 sono americane, con Harvard al primo posto. Tre australiane, due giapponesi, due inglesi, due canadesi, una cinese. Ma questo non dice tutto: fra le prime dieci, otto sono americane e due inglesi.
| 1 | 100.00 | ||
| 2 | 96.05 | ||
| 3 | 95.06 | ||
| 4 | 85.08 | ||
| 5 | 81.00 | ||
| 6 | 78.07 | ||
| 7 | 75.06 | ||
| 8 | 71.09 | ||
| 9 | University of California, Los Angeles UCLA | 71.00 | |
| 10 | 70.08 | ||
| 11 | 68.03 | ||
| 12 | 67.03 | ||
| 13 | 63.02 | ||
| 14 | 59.08 | ||
| 14 | 59.08 | ||
| 16 | China | 59.03 | |
| 17 | 58.00 | ||
| 18 | 57.03 | ||
| 19 | 55.09 | ||
| 20 | 55.04 |
20:07
Scritto da : portoreale
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Un disastro epocale - Parte II: la classifica delle migliori università
Sono state classificate 620 Università. Dalla 401ma in poi non viene definita la posizione, ma la classificazione non è alfabetica. Le migliori 20 (in realtà ventuno, perché le due ultime sono a pari merito) sono le seguenti:
1 HARVARD University
2 University of CAMBRIDGE
3 YALE University
4 UCL (University College London)
5= IMPERIAL College London
5= University of OXFORD
7 University of CHICAGO
8 PRINCETON University
9 Massachusetts Institute of Technology (MIT)
10 California Institute of Technology (CALTECH)
11 COLUMBIA University
12 University of PENNSYLVANIA
13 JOHNS HOPKINS University
14 DUKE University
15 CORNELL University
16 STANFORD University
17 AUSTRALIAN National University
18 Mcgill University
19 University of MICHIGAN
20= ETH Zurich (Swiss Federal Institute of Technology)
20= University of EDINBURGH
Tredici sono americane. Cinque UK ( a dimostrazione che non è solamente questione di soldi). Una canadese, una australiana, una Svizzera. E fra le prime sei, 4 sono inglesi. Cioè di un paese che, per reddito, popolazione e territorio è perfettamente comparabile con l’Italia.
20:04
Scritto da : portoreale
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Un disastro epocale - Parte I : il fallimento dell'Università Italiana
Ogni anno, il Times pubblica il suo QS World University Rankings.
Il sito web, per chi volesse consultarlo, è
http://www.topuniversities.com/university-rankings.
Lo scopo è di misurare, e dunque classificare, la “qualità” di una università. Vi sono due tipi di valutazione. Una generale, cioè la qualità complessiva. Una settoriale, cioè la “qualità” in ambiti specifici di insegnamento e ricerca, per esempio le Scienze Naturali o l’Ingegneria e la Information Technology.
Quali sono i criteri presi per effettuare questa valutazione?
Il mondo si è globalizzato. Una frase banale. Ma non per questo meno vera. Cosa vuol dire globalizzazione? Che c’è un solo mercato (compreso il mercato del lavoro), ed è il mondo intero. E che tutta la concorrenza, compresa la concorrenza nel mondo del lavoro, è presente dappertutto.
Vero. Ma incompleto. Questa è, della globalizzazione, la parte visibile. La parte invisibile è culturale: è un nuovo modo di fare business (nel senso più largo del termine, compreso il business culturale). E’ un nuovo modo di pensare. Di acquisire informazioni. Di interagire con realtà etniche e culturali le più diverse.
Che cosa è, dunque, ciò che, in tale contesto, il Times definisce come una Università di Livello Mondiale?
19:58
Scritto da : portoreale
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13/10/2009
Il futuro influenza il passato? No?...eppure...
Due scienziati, uno danese e uno giapponese, hanno suggerito al CERN di Ginevra un esperimento da eseguire con il LHC (Large Hadron Collider). Cos’è questo LHC, costato 9 (nove) miliardi di Euro e fuso alla prima prova, un anno fa?Un acceleratore di particelle, con il quale si spera di trovare il bosone di Higgs, una particella che deve essere esistita, secondo la teoria cosmologica standard, un trilionesimo di secondo dopo il big bang. Per questa ricerca si è costruito un acceleratore lungo 16 Km, che purtroppo, durante il primo esperimento, ha subito un guasto cui è stato posto rimedio solo con un anno di lavoro.
I due scienziati suggeriscono un esperimento per verificare in anticipo quale rischio si corre riaccendendo il sistema nel prossimo Dicembre. Perchè, se una certa loro teoria è giusta, l’LHC potrebbe semplicemente fondere. E i 9 miliardi andare in fumo, definitivamente.
Di che teoria si tratta? Presto detto: il futuro potrebbe, contrariamente a quanto si crede, influenzare il passato.
Seguite il ragionamento. Trovo il bosone di Higgs con l’esperimento al LHC. Ma il bosone di Higgs si rivela una cosa nocivissima per l’universo intero. Allora, siccome è possibile che il futuro influenzi il passato, l’LHC potrebbe, per evitare guai maggiori, guastarsi definitivamente. Ed i 9 miliardi di cui sopra...puff, svanire irrimediabilmente.
Sembrerebbe che, messa così, la cosa più saggia sarebbe chiamare la neuro.
19:30
Scritto da : portoreale
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23/09/2009
Eroi per caso...Flight Air Florida 90
Nevicava abbondatemente a Washington quel mercoledi 13 gennaio 1982. Era una giornata fredda, anche se non freddissima. Il termometro oscillerà fra i meno quattro e i meno due gradi centigradi a metà giornata. La visibilità era estremamente ridotta.
L’aeroporto Nazionale, ora ribattezzato Ronald Reagan, si trova sulla riva destra del fiume Potomac. Il Pentagono dista meno di 2 km dalle sue piste. Arlington, il cimitero nazionale degli Eroi americani, meno di tre. Il 1600 di Pennsylvania Avenue, cioè la Casa Bianca, è a circa quattro chilometri dalla testata nord della pista 36. Gli aerei in decollo sorvolebbero la Casa Bianca dopo meno di due minuti dal decollo. Per questa ragione, non appena in volo, essi virano a sinistra. Ci sono quattro ponti sul Potomac in quel punto: Roosvelt, Arlington, George Mason e Rochambeau Memorial Bridges. Il più vicino alle piste è quest’ultimo.
A causa della neve l’aeroporto venne chiuso temporaneamente al traffico, per permettere agli spazzaneve di liberare le piste di volo e i raccordi di rullaggio. Il volo numero 90 della Air Florida, effettuato com un bireattore Boeing 737, era in partenza per Fort Lauderdale alle ore 14.15.
Lo stesso aereo era arrivato a Washington da Miami – Tampa alle 13.30. A bordo, in questo momento, ci sono 74 passeggeri, fra cui tre bambini. I membri dell’equipaggio sono 5, i due piloti e tre assistenti di cabina.
In vista del decollo, e a causa della neve e ghiaccio accumulatesi sul velivolo, il comandante ordino di procedere allo sghiacciamento dell’aereo. Ma l’apertura dell’aeroporto subì un ritardo, e quindi l’operazione venne interrotta.
Riprenderà alle 15 circa, con un operatore della macchina di sgelamento diverso, al quale è stato detto che la parte sinistra dell’aereo era già stata trattata. 
Sulla parte in questione fu applicato un liquido antigelo, visto che continuava a nevicare forte. Sulla parte destra, e sulla fusoliera, non venne applicato alcuno spray antigelo. Alle 15.15 la scaletta fu ritirata. Ma a questo punto, il volo di Air Florida, causa i ritardi nelle altre partenze, è solo il 16mo nella sequenza di decollo.
Lo sgelamento era stato completato cinque minuti prima. Il personale responsabile dell’operazione dichiarerà durante la inchiesta che non c’era ghiaccio sulle parti mobili, nè sulla presa d’aria dei motori. Il comandante, poco prima della chiusura delle porte, chiede al responsabile di terra della Air Florida di verificare quanta neve c’è sull’aereo (invece di andare personalmente ad accertarsi della cosa). Costui risponde che c’era uno strato leggero di neve dal motore all’estremità dell’ala. Mentre il resto era libero.
21:14
Scritto da : portoreale
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22/09/2009
Mr Obama e la bufala del cambiamento climatico...
Obama: «La minaccia è grave, urgente e crescente: se non agiremo rischiamo di consegnare alle future generazioni una catastrofe irreversibile».«Il tempo rimasto per correre ai ripari sta per scadere. La sicurezza e la stabilità di tutte le nazioni e di tutti i popoli sono a rischio».
Ellapeppa. E che sarà mai successo? Niente, niente di più che un colpo di sole dell’inquilino della White House, discepolo del credo propalato dagli ecobufalari (dell’IPCC) sul Global Warming. Trattasi, cioè, del riscaldamento del pianeta provocato dall’uomo, causato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica).
Obama vuol darsi da fare, cioè spendere quattrini, e molti, valanghe di quattrini, da subito, da domani. Perciò, ha invitato anche i Paesi emergenti, come la Cina e l'India «a fare la loro parte, adottando misure vigorose». Hu Jin Tao, primo ministro cinese, più furbo di lui, gli risponde che sì, certo, la Cina farà qualcosa di sostanzioso, senza dubbio. ”Entro il 2020”.
Ban Ki-Moon, segretario ONU, tenendogli bordone, che dice? Invita (e ti pareva?) i Paesi industrializzati, «a fare il primo passo», perché così «altri adotteranno misure audaci». Capito? Spendete voi, che i soldi li avete, e lasciate gli altri a inquinare allegramente il pianeta. Seguendo il vostro buon esempio, vedrete che anche gli altri, dopo, diventeranno virtuosi, virtuosissimi.
Infine, anche il direttore del PAM, programma alimentare mondiale dell’ONU, dà la colpa al cambiamento climatico: “«Il cambiamento climatico riguarda tutti noi. Ogni giorno al Pam osserviamo gli effetti dei danni che la fame, causata dagli eventi atmosferici, infligge alle persone che ricevono il nostro aiuto.”
Ecobufale cosmiche. Ci sarebbe da ridere, ma a me viene da piangere, invece, pensando che quel bel tomo del Barack siede nella Sala Ovale, e dice di queste castronerie. Vediamo perché.
18:07
Scritto da : portoreale
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09/09/2009
Eco - puttanate d'autore: lo sviluppo ...sostenibile
Sono un ragazzaccio che sa di essere tale. Lo ammetto. Per tirarmi su quando sono depresso, leggo gli ambientalisti. Cosa leggo dipende dal tipo di depressione e dalle sue possibili conseguenze. Se, per esempio, sto considerando seriamente l’ipotesi del suicidio (depressione endodistruttiva), mi dedico alle catastrofi cosmiche: riscaldamento globale, scomparsa dei ghiacciai, scioglimento delle calotte polari, aumento del livello dei mari et oceani, moria di orsi polari, ecc. Se, invece, propendo più per l’omicidio (depressione esodistruttiva), mi dedico alle letture che riguardano la tutela dell’ambiente, delle ecodiversità, della biologia marina, montana, e di pianura continentali o insulari non fa differenza.
Come mai mi passa la voglia di suicidarmi o di ammazzare qualcuno? E’ che le eco-idiozie mi restituiscono il buon umore. Mi riconciliano istantaneamente con la vita, il presente, il passato, e, soprattutto, il futuro.
Oggi mi è capitata la definizione di Sviluppo Sostenibile. Lo Sviluppo Sostenibile è quel tipo di sviluppo, e, si badi bene, solo quello, che “garantisce i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”[1]. E la definizione di fonte di energia Rinnovabile: quella fonte che naturalmente e costantemente si ricostituisce da sè, cioè mediante un processo naturale sul quale l’uomo non interviene.[2] Un esempio è l’energia solare, un’altra è l’energia del vento, altra ancora quella idraulica.
Evidentemente, una fonte non rinnovabile è l’esatto contrario: cioè qualcosa che non è possibile si ricostituisca naturalmente e costantemente , senza l’intervento dell’uomo.
20:49
Scritto da : portoreale
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03/09/2009
Il riscaldamento globale provoca l'aumento degli uragani....? LA SOLITA ECOBUFALA
Non mi capita frequentemente di essere depresso. Ma quando capita, ho un rimedio infallibile per guarire: leggo qualche dabbenaggine ecologista. Il risultato è, posso garantire, istantaneo: il buon umore mi torna veloce come Usain Bolt. E’ quello che mi è capitato oggi. Ho riletto parte degli studi che sostengono che il riscaldamento globale ha provocato un aumento nella intensità e nel numero dei cicloni che si originano nelle zone tropicali, e ciò a partire dal 1970. E che tale tendenza, cioè cicloni più distruttivi e più numerosi, continuerà in maniera drammatica nel prossimo secolo.
Dopodiché ho letto uno studio pubblicato dal Dr. Robert Hart, dipartimento di Meteorologia dell’Università Statale della Florida. E apprendo una quantità di fatterelli interessanti. Intanto, apprendo che se si valuta la quantità di cicloni che raggiungono la terra ferma, l’asserito aumento diminuisce drasticamente, e quasi scompare. Non solo. Il numero di cicloni che raggiunge la terraferma, se comparati con il totale di quelli censiti, diminuisce se comparati a quelli censiti in passato, cioè prima del 1970.
Per cui, se i cicloni che raggiungono la terraferma diminuiscono, invece di aumentare, allora il rischio per le persone e le cose diminuisce, no? Per una persona normale, sì. Per un ecotalebano, no. Inoltre, è molto complicato valutare e classificare la forza di un ciclone. Per tale valutazione, si usano modelli matematici il cui potere predittivo in tempo reale è scarso. Figuriamoci come si possa, sulla base di tali modelli, predire che nei prossimi cent’anni i cicloni raggiungeranno intensità drammatiche.
19:28
Scritto da : portoreale
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27/07/2009
Vite...consumate
Sono le 16h 19’ 36”, ora standard del Pacifico. Tardo pomeriggio, data la stagione, di un martedì, 31 gennaio dell’anno 2000. Fossero presenti dei testimoni, in quel tratto di mare fra l’isola di Anacapa e la Santa Monica Bay, essi assisterebbero a una scena che sembra tratta da un film di guerra. Che non sia una finzione, ma un fatto reale, terribile nella sua tragicità, è presto evidente. Un aereo, quasi fosse soggetto a improvvisa follia, punta il muso verso la superficie grigia dell’Oceano. In pochi secondi, passa da un assetto di volo orizzontale a uno quasi verticale. Siccome ruota verso sinistra, alle 16 19 45, cioè appena nove secondi dopo, il jet si ritrova a volare rovesciato. Una manovra che un caccia eseguirebbe se braccato da un aggressore alle sue spalle. In questi brevi istanti, l’aereo è precipitato per circa 1500 m.
Non è la scena di un film. E l’aereo in questione non è un caccia. E’ un MD 83 della Alaska Airlines. Pur rovesciato, seguita a volare, e a scendere. La prua sembra ammiccare, va su e giu. In realtà, sta rispondendo agli sforzi disperati dei piloti, che tentanto di riguadagnare il controllo sulla macchina impazzita.
La discesa continua, l’acqua è, minacciosamente, sempre più vicina, un timido accenno a rimettersi in linea di volo normale si esaurisce presto. Meno di novanta secondi dopo, l’MD 83 entra in acqua rovesciato di 150°, ad una velocità intorno ai trecento cinquanta chilometri orari. Nell’impatto l’aereo si disintegra. I due piloti, i tre assistenti di cabina e gli 83 passeggeri, fra cui tre bambini di età inferiore ai due anni, muoino istantaneamente per i traumi riportati.
Che cosa di tanto terribile può essere accaduto a bordo, da far sì che il grande jet, in meno di un minuto e mezzo, passasse dalla quota di volo di circa 7200 metri all’impatto con il mare?
18:09
Scritto da : portoreale
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30/06/2009
Bottone brasileiro
Sono cresciuto con un sacco di problemi da risolvere. Uno era quello di attaccar bottone a una ragazza. La maniera più efficace che avevo escogitato, invero l’unica adoperata per molto tempo, era quella di farle lo sgambetto senza che se n’accorgesse e poi aiiutarla a tirarsi su. M’avessero detto che in Brasile sono le donne ad attaccar bottone agli uomini, avrei risparmiato la fatica e qualche ceffone. E sarei emigrato prima. Comunque. Sono diretto a Ipanema, ho appuntamento con gli amici. Ricevo una chiamata. E’ la F. La F è un ottimo account manager. Di fronte al cliente, è un portento. All’interno dell’azienda, un terremoto grado 11 della Richter. Abbiamo perso una gara, e come al solito c’è la caccia al, anzi, alla, colpevole della disfatta. Lei. In realtà lei c’entra un tubo. Ma, purtroppo, è sposata ad uno della concorrenza. Concorrenza cinese, per giunta. E quest’uno è perfino giapponese del giappone, mica carioca. Inoltre, dire che ha carattere è un puro eufemismo: è un concentrato all’idrogeno, di carattere. Ma non divaghiamo. La F, in sostanza, è sotto accusa. E pensa che qualcuno, da noi, la sospetti di collusione col nemico. 
Dopo la chiamata, ricevo un suo messaggino. E’ sabato, ed i brasiliani di solito di sabato dimenticano tutto: lavoro, preoccupazioni, legami familiari. Ma devo dire che mi tocca nel profondo. Sarà perché non abbiamo intimità alcuna: “Estou muito triste. Sou correta e justa. Nao aceito que duvidem de minha integridade”. So che dubitano di lei, ma per altri motivi. Non è in dubbio la sua integrità, ma la sua capacità professionale. Sono già intervenuto in sua difesa. E lo farò ancora. Adesso, però, devo chiamarla o rispondere. Qualcosa le va detto. Traffico col telefono. Mi distraggo: il semaforo è verde, ma non me ne accorgo. Ho dietro solo una macchina, che suona rabbiosamente. Vedo un medio alzato. E’ una donna, bionda credo, che sacramenta contro l’imbecille, me medesimo, che la fa ritardare.
Riparto. A due all’ora. Si sposta a sinistra. Vado a sinistra. Tenta a destra, vado a destra. Questa solfa dura trecento metri. Poi, ad uno dei semafori della Lagoa, le permetto di affiancarmi. Le mostro il medio della mano destra. Lei attacca a ridere come una scema. Glielo sollevo a mulinello. Ride di più.. Più glielo agito e più ride. Ma che cazzo ha da ridere questa qui? Finalmente guardo e...e rido anch’io. Mi sono dimenticato di essermi tagliato. Quindi quello che agito è un medio avvolto nella garza, a sua volta incerottata. Appena posso, mi fermo e si ferma anche lei.
15:10
Scritto da : portoreale
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25/06/2009
I pazzi nomi dei pazzi mondi...
Giorni fa attendevo, in casa, una gentildonna che è una vera autorità nella guerra marinara. Trattasi di una veterana di cento battaglie, con cognizioni precise nel settore delle corazzate d'attacco. Un po' per svago, ed un po' per prepararmi all'incontro, ero calato anch'io a "navigare" Internet.
Una manovra sbagliata ha condotto il mio vascello al sito "Minor Planet Center" (MPC), che opera presso lo Harvard - Smithsonian Center for Astrophysics, Cambridge, Massachussets.
Ho scoperto nuovi orizzonti, e, credetemi, mi sono anche divertito. Dopo la lettura, ero venuto a sapere che esistono esattamente 73676 più mondi di quelli che conoscevo prima di iniziare a leggere.
Voi, come me, credete che nel sistema solare i pianeti siano nove. Errore: sono nove, più i settantremila e passa citati sopra. L'MPC è l'archivio dei cosiddetti Minor Planets, meglio noti come Asteroidi. Tutti classificati con un codice che identifica la data in cui sono stati scoperti. Inoltre, a ciascuno è associato anche un numero, che riporterò più avanti, fra parentesi. Solo una minoranza ha un nome, proposto in genere dallo o dagli scopritori. Esso però deve essere approvato dall'Unione Astronomica Internazionale (UAI), prima di essere adottato ufficialmente dalla comunità scientifica.
E sono proprio i nomi la fonte del divertimento. Trascuro, perché ovvii, i nomi di scienziati, astronauti, filosofi, continenti, città, personaggi storici e di drammi, musicisti, ecc. 
Procediamo. Al primo posto, com'è giusto che sia, ecco a voi la creatività: Abanderada (1581). Seguono Amadora (44821) e Godiva (3018), due giovanotte delle quali gradirei procurarmi il numero di cellulare. E poi Dulcinea (571), di cui non si riporta il nobile Del Toboso, ed anche Allegra (11348). Ma è quando si perviene a Descamisada (1588), a Mollissima (8756), a Mucha (5122) y a Nada (4106) che, confesso, e dovreste confessare pure voi, siamo per davvero giunti alle soglie della genialità.
19:56
Scritto da : portoreale
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27/04/2009
Isso è o Brasil. Gosta?
Il Brasile mi piace. I brasiliani pure. Le brasiliane, anche di più. Oddio. C’è qualche piccolo problemino, da queste parti. Per esempio. Ieri a Sao Paulo ho finito in anticipo. Sono arrivato in anticipo a Congonhas. Per chi non lo sapesse: Congonhas non è un aeroporto. E’ un subdolo tentativo di suicido collettivo. Tentato sia in atterraggio che in decollo. Qualche volta il tentativo riesce. Neppure il vecchio Kai Tak di Hong Kong era così pericoloso. Ma non divaghiamo. Dicevo, ero in anticipo. Avevo (anzi la solerte Sonia aveva fatto per me) il web check in in tasca. Cambio volo: posso arrivare un’ora prima. Sette di sera, anziché otto. Contento come una Pasqua. A Rio, aeroporto Santos Dumont, le cose stanno un po’ peggio che a Sao Paulo. Là pioveva, ma la nuvolaglia aveva il ceiling alto. Qui pure piove. Ma il ceiling, cioè la distanza delle nubi da terra è appena di duecento metri. Considerate le difficoltà dell’atterraggio (ci vuole una certificazione speciale per atterrare al Dumont) non c’è da stare tanto tranquilli. Infatti il comandante mette giù il 319 piuttosto bruscamente. In gergo: lo sbatte per terra.
Scendo dall’aereo e mi incammino. Il taxi non c’è. Anzi, per la verità, di taxi nemmeno l’ombra. Chiamo la centrale dove ho prenotato. Mi anticipano, molto soavemente, una scomoda notizia. A Rio è piovuto, forte, tutto il giorno. C’è qualche ingorgo. Piccolo. Piccolo, sì, anche se magari..Il traffico scorre con difficoltà. In qualche punto le difficoltà, ammettono alla quinta telefonata, non sono così piccole. E all’aeroporto? Beh sa li... Guardo l’orologio: sono qui dalle 19,12. Per farla breve. Il taxi arriva alle 20.50. Nel frattempo, chiudono l’aeroporto. Siamo tutti a caccia di taxi. Ma i taxi non arrivano. Così, di rinvio in rinvio, finalmente la Zafira prata arriva. Da lì a casa...beh, sono a casa alle 23.40. Quattro ore e ventotto minuti per coprire i 25 km che separano il Santos Dumont dal Condominio Barra Bali, in quel di Barra da Tijuca. Considerato che sono partito per Congonhas alle 16.10, door to door ho impiegato la bellezza di 7h e 30’. Quanto basta per andare da Roma a New York.
18:54
Scritto da : portoreale
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16/04/2009
The flying legends air show
Il rombo dei motori, all’inizio, bisogna immaginarselo: troppo lontani, per sentirlo. Tutti noi sappiamo però che quelle tre macchioline oscure che si avvicinano da sud non sono degli aeroplani. Sono un pezzo di storia: tragica, cruenta finché si vuole, ma benedetta (e maledetta) in egual misura. Quella, per intenderci, scritta col sangue, e che rammenta sofferenze e distruzioni senza fine. La storia del male assoluto, infinito, indifferenziato, indifferente, ineluttabile come una maledizione biblica. Lo stesso male che, combattuto e sconfitto utilizzando gli stessi mezzi, hanno provocato dall’altra parte, nella Germania di Hitler, lo stesso male assoluto, infinito, indifferenziato, ineluttabile.
Quelli che infine sono abbastanza vicini da diventare riconoscibili sono un Avro Lancaster, uno Spitfire ed un Hurricane. Volano di fronte al pubblico, di cui faccio parte, attento e silenzioso. Tace anche lo speaker. Lo Spitfire si impenna verso l’alto, e si allontana dalla formazione, che, a questo punto, rimane composta da solo due velivoli. Lo Spitfire che si allontana salendo verso il cielo rappresenta il missing man, quello che non è tornato dalla missione, quello che è volato via, verso un altro firmamento (forse) o verso la luce (forse) o, più verosimilmente, verso il vuoto che attende ciascun uomo dopo la morte.
Siamo a Duxford, fra Londra e Cambridge.
23:04
Scritto da : portoreale
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17/03/2009
Soldi soldi soldi...dinheiro, muito dinheiro
Ho appena accettato, e sono già pentito. Tant’è che faccio il suo numero subito. Nonostante si sia finito di parlare tre minuti fa. Ho intenzione di disdire l’appuntamento. Se vuol parlarmi, questo quì, che venga in ufficio, faccia anticamera e quando sarò comodo, lo riceverò... ma pare più furbo di me: non risponde...c’è un ché di irrazionale e di pregiudizio, nel mio agire, lo riconosco...ma... avendo lavorato in cinquanta e più paesi, avrò pure sviluppato un certo fiuto per la fauna umana...o no?
Beh l’odore di questo qui, la sola volta che l’ho incontrato, non mi è piaciuto...non ne digerisco la teatralità, l’eccessivo cameratismo, le risate a 400 decibel...e non mi piace il rolex al polso, come non mi è piaciuto, in quell’occasione, il tentativo di ammollarmi la bonazza prezzolata...ma questo quì crede forse che in Brasile ci sia bisogno di pagare una donna? Anche se giovane e bella? Ma ammazzate cor gas...
... “I strongly suggest you to meet him...” occhei capo visto che puoi disdirmi il contratto con soli quindici giorni di preavviso,e visto che sono innamorato di questo progetto come un quindicenne alla sua prima cotta, ci vado…ma non garantisco nulla…
Non c’è che dire. Non bada a spese. Sa che sono cresciuto in Argentina. Dunque mi ordina il vino e la carne argentina. Non mi permette di scegliere. Con soave senso dell’ospitalità, ha tenuto a sottolineare che, visto che pagherà il conto, ritiene giusto scegliere per me...dopodiché parte in sesta per dirmi quanto sono bravi, capaci, puntuali, e aggiornati, lui e i suoi collaboratori...giù un elenco di referenze (ammetto che sono più che valide), giù una lista di awards concessi dal governo brasiliano per la sua attività...ci manca solo che mi mostri la Croce di Gran Cavaliere e lo spettacolo è completo...ottimo attore, parte recitata con sapienza e mestiere, convinceresti perfino Belzebù, vecchio mio, tanto di cappello...
02:38
Scritto da : portoreale
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15/03/2009
20-20-20? Ecofollie di eco-criminali
In molti settori della scienza e della tecnologia è comune l’uso di i modelli matematici per lo studio di determinati fenomeni. Un modello matematico è, però, soltanto un strumento, molto spesso assai impreciso. Uno strumento che necessita di essere “validato” cioè di conferme sperimentali sul suo grado di “attendibilità”. Proprio perché il modello rappresenta non la “realtà”, cioè il fenomeno fisico nella sua interezza, ma una sua opportuna semplificazione. Anche quando il fenomeno fisico è perfettamente compreso, cioè quando del fenomeno stesso e delle sue componenti (come esempio, immaginiamo un aereo che si muove in un regime di turbolenza) sono note le leggi che li governano, la complessità è tale che per “scrivere” il modello è necessario semplificare. Questa è una delle ragioni, anche se non necessariamente la più importante, che induce qualsiasi scienziato o ingegnere serio a non fidarsi troppo dei modelli. O per lo meno a non affidarsi interamente ad essi.
Si dà il caso che la termodinamica dell’atmosfera e quella dei mari siano fenomeni alquanto poco conosciuti. Lo ammettono tutti, perfino l’IPCC. Quindi a maggior ragione bisognerebbe essere prudenti nell’uso di quei modelli che pretenderebbero di dirci quale sarà la temperatura media al suolo fra poniamo 43 anni. Ricordo che sulla base di un modello matematico l’MIT, nel 1972, previde l’esaurimento del petrolio entro l’anno 1992, del rame entro il 1993, dell’oro addirittura nel 1981. Come tutti sanno, petrolio, rame e oro ci sono ancora e ci saranno per molti anni ancora.
17:37
Scritto da : portoreale
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07/03/2009
Il Carnevale di Rio...visto da un protagonista
La festa è dappertutto. Ma anche, e sicuramente, qui. Qui dove, direte? Al Sambodromo. E’ Carnevale, e Rio è un vociare e suonare continuo, a tutte le ore, in tutte le strade, in tutte le lingue. E’ la notte della domenica 22 di febbraio. Fevereiro, in portoghese. Sono diretto a casa d’Aldo. Per la vestizione. Un po’ come i gladiatori dell’antica Roma, dobbiamo indossare i costumi. E la cosa è un atto solenne. Da documentare. Noi sfiliamo con la Mocidade Independente de Padre Miguel. Antica e gloriosa scuola di Samba, fondata nel 1955. Una delle dodici scuole di samba della Serie A del Carnevale.
Una squadra da mezza classifica, infatti il miglior piazzamento negli ultimi 25 anni è quarta. Perché il carnevale è anche una competizione. Molto disputata, molto sentita. Tutti a Rio sanno tutto delle scuole, e ne sanno tanto o di più di quanto ne sanno sul calcio. Prendi un taxi mascherato per la sfilata e ti chiedono a quale scuola appartieni. Tu rispondi: stavolta, Mocidade. E lui: ah, io sono salgueiro. O mangueiro. O Bela Flor. O Portela. Dopodiché giù previsioni sul risultato. Sempre infauste se sei della squadra avversaria. Una sorta di derby sambistico. Solo che le squadre, anziché due, sono dodici. Bom. Riprendiamo.
Dicevo, andiamo alla vestizione. Il Carnevale al Sambodromo è non solo una festa, un ballo frenetico, una canzone, sempre la stessa, urlata a squarciagola per l’intera traversata, dall’inizio (entrada) a l’uscita (disperçao). E’ soprattutto una storia. Ogni scuola presenta un’allegoria, che può avere i temi più disparati. Quest’anno, la Mocidade ha presentato la storia della Città, e cioè di Rio. Ripercorrendola attraverso la vita di un narratore e letterato, Machado de Assis, di cui ricorreva il centenario della morte. Carri e “ali”, cioè ballerini e costumi, illustravano i frammenti di questa storia. La mia ala aveva per nome Rio Antigo. Sulla spalliera c’era una vecchia foto di fine ottocento del porto di Rio. Il costume è interamente color oro, l’allegoria trasparente: Machado (ed i cariocas odierni) vedeva quel tempo come l’età dell’oro di Rio.
04:53
Scritto da : portoreale
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08/02/2009
L'ignoranza uccide
Il confine fra vita e morte, oggi, è tracciato sulla base di un’assunzione altamente discutibile. Si assume che si ha la “morte” quando un certo numero di strumenti indicano che un certo numero di “funzioni cerebrali” non sono più misurabili. Ciò sembra implicare un grado di conoscenza del cervello umano che permette di affermare, date certe condizioni: mi dispiace, ma questo cervello (e dunque questa persona) è “morto”.
Morto significa che non funzionerà più, se mi si passa il verbo. In realtà, non è vero. Quel cervello funziona ancora. Perché ci sono quelle “funzioni”, che noi consideriamo automatiche, e che realizziamo “senza pensarci”. Ma per noi “pensa” il cervello. Il corpo continua a respirare, per esempio. Il cuore batte, per esempio. Una donna ha le sue mestruazioni (capita anche a questi soggetti). Per esempio. Ma se ha le sue mestruazioni, allora il suo “orologio biologico” non si è ancora fermato. O no? E così via.
Siccome tutte queste funzioni dipendono dal cervello, come si fa ad affermare che il cervello è morto? Perché, ti spiegano, alcune cose, il cervello non è più un grado di farle. Per esempio, permettere al corpo di parlare. Per esempio, permettere al corpo di muovere un braccio per portare alla bocca un cucchiao. Allora sei morto perché non ti relazioni con il mondo esterno e non sei autosufficiente? Sì. Dunque, sei nello stesso stato di molti altri individui che nessuno si sogna di sopprimere: io ne conosco uno, a letto dal 1949, anno della sua nascita.
Se poi provi ad andare più a fondo della cosa, scopri, per esempio, che nessuno, oggi, è in grado di spiegare, sul serio, come “funziona” un cervello umano. In altri termini, parole di uso quotidiano: “coscienza” “pensiero” “intelligenza” “consapevolezza di sè (autocoscienza)” ecc sono “attività” di carattere cerebrale che nessuno è in grado di definire in termini scientifici.
Allora, qual è la conclusione?
La conclusione è che noi non sappiamo ancora nulla di sicuro su un evento fondamentale: la morte di un essere umano. Quando va “bene”, possiamo solo constatarla con ragionevole certezza. Quando va “male”, come nel caso di Eluana, possiamo solo sposare opinioni.
Ci sono decine di racconti di persone riemerse dal coma, anche profondo, anche durato anni, che ci dicono: capivo tutto, ascoltavo tutto, avevo paura, provavo dolore. Possibile che al 60% degli italiani non venga quel ragionevole dubbio, proprio quello che permette di assolvere gli assassini, nel timore di commettere un errore irreparabile? Possibile che si debba far morire una povera donna di fame, e di sete, senza il minimo rimorso di coscienza, pur non sapendo nulla della morte (e della vita)?
00:53
Scritto da : portoreale
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